SENTIERO ENRICO ROMANAZZI – PARTE PRIMA

DA SANTA MARIA DELLA VITTORIA A SBEGHEN

Se volete investire un paio d’ore del vostro tempo libero dedicandole alla scoperta del nostro amato colle, vi consigliamo di infilare scarpe o scarponi da trekking, equipaggiarvi di una piccola scorta d’acqua e di lasciarvi guidare tra prati, valli, boschi percorrendo i quasi 7km del sentiero “Enrico Romanazzi, itinerario della biodiverità”. In questa prima parte, vi guideremo dalla Piazza di Santa Maria della Vittoria al ristorante da Sbeghen, quindi circa metà itinerario. Vista la quantità di cose da raccontare e vedere, se avessimo raccontato tutto in un unico articolo, avreste passato più tempo davanti al computer che a camminare, e questo non è nelle nostre massime aspirazioni perciò: buon viaggio!

Una breve storia

Il sentiero Enrico Romanazzi nasce da un’idea delle associazioni Amici Bosco Montello, SOS Anfibi e WWF associazione aggregata Terre del Piave TV-BL accolta con grande entusiasmo dall’amministrazione comunale di Volpago del Montello, che ha deciso fin da subito di finanziarla. Lungo la strada il progetto ha avuto l’onore di essere condiviso anche con il Museo di storia naturale e archeologia di Montebelluna e con il Museo civico di Crocetta, i quali hanno portato il loro contributo dal punto di vista umanistico e scientifico. E’ stato un processo lungo, durato quasi tre anni, duranti i quali sono stati revisionati diverse volte i testi e la grafica, tutto ovviamente per raggiungere il più alto livello d’eccellenza possibile. Ciò che si è conservato invece, ed è giusto che così sia, è lo scopo, il motivo, le ragioni che hanno voluto questo sentiero. E le ragioni sono non solo un tributo alle ricerche condotte sul Montello dal giovane ricercatore Enrico Romanazzi, ma anche un monito alla Biodiversità e un punto fisso nella per la promozione della ricerca scientifica di cui il Montello ha bisogno, per poter essere conosciuto, compreso e tutelato.

Dove si trova?

Partenza e arrivo si trovano sul punto più alto del Montello: Santa Maria della Vittoria (TV). Si trova a circa 30 minuti da Treviso (e poco meno di un’ora da Venezia). Facilmente raggiungibile in macchina o se siete allenati e temerari, potete risalire la collina a piedi o in bicicletta.

Pronti, partenza….VIA!!!

Una volta parcheggiata la vostra auto sul parcheggio antistante la Chiesa, o scesi dal Bus di linea, raggiungete la bacheca che illustra il percorso situata davanti alle Ex scuole elementari, vicino alla casetta degli Alpini. Impossibile non vederla! Qui avrete una panoramica su tutto il percorso e alcune nozioni di base, che vi aiuteranno a capire dove siete, cosa vi circonda e perché è così importante questo sentiero. Vi invitiamo pertanto a concedervi qualche minuto in più, fermandovi a leggere tutti i contenuti. Non resterete delusi!

La dolina

Con la faccia che guarda la bacheca, giratevi alla vostra sinistra e seguite il marciapiede, passate davanti alla chiesa (se ne avete bisogno potete usufruire dei bagni, messi a disposizione dal Gruppo Alpini di Santa Maria, e raccogliere un po’ di acqua dalla fontana per l’escursione) ed ecco che appena prima di attraversare la stra si aprirà davanti a voi una delle viste più suggestive di tutto il sentiero. La valle che avete davanti a voi è una delle manifestazioni più comuni del fenomeno carsico, che in gergo tecnico si chiama: “dolina”. Affacciandovi sul bordo valle, troverete il cartello che illustrerà la prima tappa di questo magnifico percorso. Non vi anticipiamo nulla sui contenuti ma dedicargli qualche minuto leggendolo, sarà di certo gratificante.

Il prato Habitat 6510

Seguendo la strada sul fianco della chiesa, tendendo quindi la dolina sulla vostra destra, raggiungerete di lì a poco la seconda tappa del percorso. In questo caso la fermata è dedicata ai prati del Montello, che non sono esattamente una semplice distesa di erba e fiori, ma bensì uno scrigno di biodiversità. Sono così preziosi e così rari, che la comunità europea nel 1998, attraverso il progetto Rete Natura 2000, lì ha insigniti nella lista degli Habitat di interesse comunitario degni di tutela. Una sorta di certificazione di unicità! Anche quì, prendetevi qualche minuto per leggere la tabella illustrativa, e aggiungetene qualche altro per ammirare tanta bellezza. Se vi trovate lì nel periodo che va da aprile a settembre lasciatevi inebriare dai profumi che la fresca brezza porta con se. Sentirete grilli e cicale cantare e se siete nella stagione degli accoppiamenti dei rospi, sentirete che frastuono!

Per avere informazione in più in merito ai prati, rimandiamo ad uno dei nostri articoli di qualche mese fa: http://ilcolledellemeraviglie.com/2019/05/16/6510-praterie-magre-da-fieno-a-bassa-altitudine/

La val dell’acqua

Lasciate la strada asfaltata alla vostra destra, e scendete lungo il sentiero sterrato a margine del prato addentrandovi via via in una valle boscata. La pavimentazione del sentiero varia in base alla stagione, non è difficile da percorrere ma prestate comunque attenzione, sopratutto se per terra è umido. Dopo qualche centinaio di metri in discesa lungo questo meraviglioso tunnel naturale creato dalle fronde dei castagni e delle querece, che durante la bella stagione diventa praticamente un ombrello che perfino la luce del sole fatica a penetrare, si giunge a un bivio dove una freccia vi indicherà di proseguire a sinistra.

Ecco, da quel momento vi troverete già all’interno della Val dell’acqua, una valle naturale che raccoglie le acque di una sorgente in quota e le convoglia fino ad uno stagno privato, e di lì a pochi passi raggiungerete la quarta tappa (anche se per ora è di fatto al terza, ma in un prossimo futuro vi spiegheremo il perché) dove anche in questo caso un’altra tabella illustrativa vi darà informazioni dettagliate sul luogo in cui vi trovate e sulle sue peculiarità.

Il Robinieto

Terminata la sosta in Val dell’acqua vi invitiamo a riprendere il sentiero da dove siete arrivati, una volta raggiunto il bivio però lasciata la strada da dove siete scesi alla vostra destra e prendete il ramo a sinistra, di lì a breve troverete una curva a gomito dove quasi sicuramente sarete costretti a guadare una pozza di fango, se vi va bene, che nella stagione delle piogge diventa una sorta di acquitrino.

Senza paura proseguite lungo la salita e sbucherete di fronte all’ingresso di un’abitazione privata, ma non preoccupatevi, seguite il sentiero che continua sulla vostra destra fin ad immettervi sulla strada asfaltata. A questo punto proseguite lungo la strada per circa 500mt e nel frattempo godetevi il panorama, che si apre con un meraviglioso prato (i nostri esperti dicono sia uno dei più belli del Montello) sulla vostra destra e sullo sfondo il campanile della chiesa di Santa Maria.

In breve tempo raggiungerete a questo punto un piccolo incrocio con una strada che proviene da sinistra, che sarà proprio quella che dovrete imboccare. Lasciate andare le gambe in discesa e ammirate i magnifici cavalli di Rudj sulla vostra sinistra (lasciate stare il prosecco alla vostra destra, non è poi così tipico :-)).

Attraversata la vallata giungerete ad uno dei punti panoramici di questo percorso. Oltre ad una vista dall’alto del bosco, aldilà di esso si scorge la val del Piave verso Conegliano con le prealpi vittoriesi ed il Cansiglio a far da corona.

A questo punto proseguite a sinistra seguendo la strada asfaltata, e dopo pochi passi in discesa varcherete la soglia del bosco e vi troverete a camminare all’ombra di un meraviglioso robinieto dove a farci compagnia molto spesso ci sono dei simpatici asinelli e almeno un paio di cavalli.

Pur non essendo una pianta endemica, ma ritenuta bensì “infestante” data la sua velocità di riproduzione, la robinia si è fatta molto apprezzare dalla popolazione locale per la rapidità con cui cresce essendo un’ottima essenza da bruciare nei caminetti e nelle stufe. I robinieti del Montello generalmente non sono così “ordinati” ma bensì molto spesso quasi inaccessibili, per via dei rovi. Purtroppo non tutti i proprietari dei fondi hanno la possibilità di fare una continua manutenzione mantenendoli appunto liberi dai rovi, che alla velocità della luce si propagano in ogni dove creando una sorta di giungla. Tutto sommato però, tolto il parere estetico prettamente soggettivo, anche i rovi svolgono il loro ruolo nell’ecosistema, fungendo da nascondiglio per gli animali più piccoli in cerca di riparo e garantendo un buongrado di biodiversità.

Il carpino Bianco

Proseguendo il cammino, terminata la discesa e passate un paio di curve, avrete la possibilità di ammirare sulla vostra sinistra un meraviglioso esemplare di Carpine Bianco. Incantevole la forma del tronco e dei rami. Sembra quasi un fascio di muscoli, contratti, potenti, che si staglia verso l’alto per poi esplodere in un’ampia chioma fitta di ramoscelli lunghissimi e dritti. Anche in questo caso fermatevi qualche minuto ad ammirare i particolari di questa essenza, che molto spesso camminando distratti sfuggono.

Il laghetto Benzoi

Lasciato il carpine alle vostre spalle, il sentiero prosegue sulla strada asfaltata (lasciate stare i due bivi sulla destra, ci torneremo più tardi) per poco meno di un chilometro. La passeggiata a questo punto si semplice, quasi tutta in piano e vi consente di godervi la pace del bosco e magnifici scorci. Uno un particolare si apre in un tratto in curva, appena il sentiero comincia ad andare in discesa.

Da qui potrete ammirare la catena prealpina e tutta la val del Piave che parte con Vidor e Valdobbiadene sulla sinistra, Moriago della Battaglia davanti a voi con Combai sullo sfondo, e a chiudere sulla vostra destra Falzè. Continuando la strada, di qui a poco si giunge al punto più estremo di questo itinerario, e probabilmente anche quello più caratteristico, che è il laghetto Benzoi.

Alimentato da tre sorgenti e dalle acque meteoriche, è una tra le più grandi raccolte d’acqua del Montello. Usata nel passato (ora non più) come fonte di acqua potabile per i residenti locali e per i loro animali domestici, ora oltre a essere una sorta di gigante abbeveratoio per uccelli e mammiferi ed essere popolato da una ricca vegetazione igrofila, è un habitat indispensabile per la conservazione della biodiversità. Tra tutte le specie legate a questo ambiente, ce n’è una particolarmente degna di nota: gli anfibi. Ben otto specie tra tritoni, rane e rospi hanno scelto queste placide acque come luogo per la riproduzione e la deposizione delle uova, che in primavera, schiudendosi, animano lo stagno con milioni di girini.

Come in tutte le tappe di questo sentiero, anche in questo caso troverete un cartello (data l’importanza ne troverete addirittura due) con innumerevoli informazioni in merito al sito e alla riproduzione degli anfibi.

Area Sbeghen

Tempo di fare marcia indietro e riprendere a camminare, questa volta in salita, superate un paio di curve sulla vostra sinistra troverete un bivio con un cartello di indicazioni. Seguite il sentiero sterrato e continuate a salire ancora per un centinaio di metri. A questo punto la strada comincia a spianare e in pochi passi vi condurrà al centro di una serie di punti d’interessi legati al Percorso Romanazzi.

Arrivati qui, sarete più o meno a metà della camminata, potreste pensare ad una piccola pausa consumando ciò che vi siete portati da casa, oppure approfittando della cucina tipica del Montello messa in tavola dal nostro amico Moreno nel ristorante di famiglia, Da Sbeghen. Se avete anche dei bambini con voi meglio ancora, saranno sicuramente felici di dar libero sfogo alle loro energie nel piccolo parco attrezzato o cercando di attirare l’attenzione di qualche animale domestico nei recinti che circondano l’area.

A questo punto si conclude la prima parte di questo racconto che vi guida lungo il Sentiero Enrico Romanazzi.

A breve sarà on line anche la seconda (e conclusiva) parte di questo viaggio. Continuate a seguirci!

A presto. Ciaoooooo!!!

Scarica la guida completa al Sentiero Romanazzi:

https://drive.google.com/open?id=1FOC-Io1Acf9Uozqt8jrzpLoznjBePXdt

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