La Peschiera Veneziana

Laghetti

C’è una piccola porzione del Montello, situata tra la Val di Piero Gobbo e la Val Maor, che è chiamata “Laghetti”. Questo toponimo evoca una particolare ricchezza d’acqua, e ci ricorda quanto questa fosse importante in passato per le persone che abitavano il Montello. Tanto che tra i vari elementi caratterizzanti quest’area proprio le sorgenti e gli specchi d’acqua a cui danno origine hanno dato il nome al luogo.

Oggi vi si possono ancora vedere il Laghetto Benzoi e la Peschiera Veneziana, vicini ma molto diversi, accomunati dal loro straordinario valore per la conservazione della biodiversità.

Estratto Carta Tecnica Regionale

Una goccia d’acqua

La Peschiera Veneziana, situata nell’area del ristorante Da Sbeghen, si presenta oggi come un grande stagno a forma di goccia. Nei momenti di piena occupa gran parte del fondo di una piccola valle contenuta da versanti coperti dalla vegetazione, ed è soggetta a secche nei periodi di siccità. Passandole accanto ci incanta lo specchiarsi sulle placide acque delle fronde degli alberi circostanti.

Vogliamo qui raccontare questo luogo, che con la sua storia ci permette di conoscere il rapporto degli abitanti del Montello con un bene prezioso come l’acqua e come questo sia cambiato nel corso del tempo, senza dimenticare che la storia della Peschiera Veneziana è anche una storia di natura, di piante e di animali legati agli ambienti umidi, della loro capacità di adattarsi a questi spazi ed aumentarne il valore.

Vista panoramica dello stagno

Il toponimo

È difficile risalire alle origini del toponimo: il termine “Peschiera” si riferisce probabilmente ad un periodo in cui lo stagno veniva utilizzato per l’allevamento del pesce, uso di cui conservano ancora memoria alcuni abitanti; mentre il riferimento all’essere “Veneziana” sembra evocare il tempo in cui il Montello era il bosco della serenissima, ma non ci sono prove che risalga ad un passato così remoto e rimane un mistero.

L’acqua è un bene

Lo stagno viene alimentato dall’acqua sorgiva e meteorica e in passato era molto più profondo di come è ora (alcuni metri). In un territorio carsico come il Montello, dove l’acqua scorre nel sottosuolo e solo di rado si accumula in superficie, una così grande raccolta era un bene molto prezioso per tutti.

Certo oggi ci basta aprire un rubinetto per avere tutta l’acqua potabile di cui abbiamo bisogno, ma in tempi relativamente recenti le cose erano molto diverse: le sorgenti naturali e le raccolte d’acqua piovana erano l’unica risorsa idrica sul Montello, indispensabili per gli usi domestici ed agricoli.

Le abitazioni sorte sul colle soprattutto in seguito alla colonizzazione agricola nota come Riforma Bertolini, si disponevano presso le sorgenti e la loro gestione era una questione cruciale per le famiglie del luogo.

Per alimentarsi, lavarsi, abbeverare gli animali, si usava l’acqua piovana e sorgiva, pulita e fresca ma purtroppo piuttosto imprevedibile.

Il pozzo

La portata delle sorgenti del Montello infatti non è stabile: nei periodi piovosi l’acqua abbonda, ma in caso di prolungata siccità si riduce moltissimo. Per far fronte a possibili emergenze acqua, le sorgenti venivano spesso dotate di strutture per la captazione dell’acqua.

Nel caso della Peschiera Veneziana fu costruito un pozzo, con tanto di “vera da pozzo” di forma circolare, realizzata con mattoni pieni fatti a mano su letto di malta a base di calce. 

La vera da pozzo

Quel che rimane tutt’ora inspiegato è ciò che sta sotto terra. Quella che sembra essere la canna del pozzo infatti è di forma quadrata, più grande della vera soprastante, ed è realizzata in mattoni fatti a macchina, fugati a vista e con un soffitto in calcestruzzo. Cosa molto particolare, è che un lato di questa camera è formato da due spallette che racchiudono una parete in mattoni forati a due fori, fatti a macchina.  Questa parete, così costruita, serve a far passare l’acqua da una camera di carico laterale, larga circa un mero, a sua volta realizzata con mattoni forati della stessa fattura della camera  antistante, e chiusa da una volta in calcestruzzo. Nonostante diversi tentativi di ispezionare la camera con una sonda video, la difficoltà di muoversi all’interno della vera da pozzo e di comandare la videocamera, non ci hanno mai consentito di andare oltre la seconda parete, che risulta essere peraltro ostruita dal fango.

Particolare dell’interno

Pur essendo stato realizzato fine lo scorso secolo, basandoci sul tipo di materiali impiegati, non esistendo progetti del manufatto o testimonianza delle fasi costruttive e della tecnica usata, resta ancora oscura la forma ed il funzionamento di questa opera. Sarebbe interessante scoprire se la camera laterale sia una vasca oppure si tratti di due, o più, vasche concentriche. Unica ipotesi plausibile, è che l’acqua che ruscella nel sottosuolo roccioso del pendio, venga raccolta attraverso le pareti forate in una prima vasca, nella quale permane decantandosi,  fino a raggiungere uno sfioro attraverso il quale, per il principio devi vasi comunicanti, si travasa nella vasca contigue e così via via fino a riempire  la cisterna sottostante la vera da pozzo. 

Videoispezione dell’interno del pozzo

Da parte nostra, le ricerche sono ancora in corso per far luce sulla costruzione e sul funzionamento di questa artigianale opera d’arte idraulica. 

Una piazza nel bosco

La Peschiera Veneziana, come il vicino Laghetto Benzoi, era situata in proprietà privata, ma ad essa accedevano svariate famiglie del circondario, che collaboravano attivamente per mantenerla in funzione, pulendo periodicamente l’interno del pozzo e l’invaso.

Il ruolo ecologico rivestito dal laghetto in quegli anni è difficile da conoscere, e non ci sono informazioni sugli animali selvatici che lo frequentavano o sulle piante che vivevano nelle sue acque. Sicuramente notevole era il suo valore sociale: la gestione e l’utilizzo collettivo da parte di un gruppo ne facevano un punto di incontro e socializzazione, qualcosa di simile ad un’odierna piazza.

Indipendenza dalle sorgenti

Quello che caratterizza questa fase storica è la dipendenza degli abitanti del Montello dalle risorse date dall’ambiente, che venivano accortamente gestite.

La grande attenzione che per anni li lega all’acqua non nasce dalla consapevolezza dell’importanza delle aree umide per l’ecosistema, ed è un rapporto di fatica e sacrificio.

L’allacciamento all’acquedotto comunale, in questa zona risalente a metà degli anni ’50, ha cambiato tutto questo: non più dipendenti dalle raccolte d’acqua, i montelliani finirono per abbandonarle, cosa che in alcuni casi ne ha comportato l’interramento, dovuto all’accumulo sul fondo di terra e materiali in decomposizione. In alcuni casi furono addirittura usate come depositi di ramaglie e rifiuti.

Negli anni solo la sensibilità dei singoli proprietari ha permesso la conservazione di aree come la Peschiera Veneziana.

Trasformazione

Inizialmente anche qui prevalse una mancanza di interesse: il pozzo, prima attentamente curato, finì per deteriorarsi e scomparire sotto la terra distaccatasi e rovinata a valle, per via delle precipitazioni, dal versante soprastante. Inoltre importanti spianamenti e movimenti terra che interessarono la zona circostante nella seconda metà del secolo scorso, fecero si che svariati metri cubi di terreno di risulta, fossero smaltiti riversandoli lungo i pendii di questo avvallamento naturale, alterandone così in maniera irreversibile il profilo.

Fortunatamente per noi però non fu completamente interrata.

Querce e pini

Il paesaggio attorno si è anch’esso trasformato: un tempo vi erano prati e coltivazioni. Alcuni decenni fa ha iniziato a svilupparsi accanto alla Peschiera Veneziana il bel bosco di querce, oggi riconosciuto e tutelato dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE) come habitat 91L0 (querceti di rovere illirici), mentre a monte è stata piantata una pineta di pino strobo. Si fronteggiano così, ai due lati della Peschiera, un bosco formato da specie locali e un bosco originato dall’impianto di specie estranee, frutto di una sperimentazione forestale.

Il querceto Habitat Rete Natura 2000
La pineta

Un’oasi di biodiversità

Oggi la Peschiera Veneziana non è più un laghetto profondo, ma uno stagno basso, che ospita una grandissima varietà di esseri viventi: una vera oasi per la biodiversità.

Infatti i piccoli punti d’acqua presentano caratteristiche particolari, quali l’assenza di stratificazione termica (cioè la temperatura è uguale vicino alla superficie e sul fondo), il verificarsi di bruschi cambiamenti di temperatura tra giorno e notte e tra diverse stagioni, i cambiamenti di livello improvvisi legati alla pioggia.

Lo stagno in primavera

Sono un vero concentrato di specie animali e vegetali di grande interesse, che spesso presentano particolari adattamenti che permettono loro di vivere in habitat così particolari, habitat che negli ultimi decenni in tutta Italia sono andati incontro a un grande declino.

Inoltre la Peschiera Veneziana talvolta va in secca, cosa che non ne diminuisce affatto il valore: gli stagni “instabili” sono ancora più rari e alcune delle specie che ospitano sono specializzate a resistere alla temporanea scomparsa dell’acqua.

La peschiera oggi

Da alcuni anni, grazie a Moreno, attuale proprietario della Peschiera Veneziana, i volontari di Amici Bosco Montello, con l’aiuto di collaboratori e esperti, hanno avviato un lungo lavoro di recupero e manutenzione di quest’area.

Curioso è il modo in cui il pozzo, sepolto negli anni da terra e vegetazione, è stato rintracciato: un abitante del luogo, grazie alla tecnica della rabdomanzia ha individuato l’esatta ubicazione della struttura, che è poi stata dissotterrata ed è ora nuovamente visibile.

In prima battuta l’area è stata pulita dai rifiuti e il roveto che la copriva parzialmente rimosso, permettendo così una più rapida crescita delle piante autoctone nate spontaneamente e di quelle piantumate. Queste azioni sono volte a sveltire il processo di rinaturalizzazione di uno dei versanti, mentre quello opposto è occupato da un bosco di robinie e sambuchi, con un fitto sottobosco di rovi che offre rifugio alla fauna.

Lo stagno alla fine dell’inverno

La vegetazione acquatica nel corso degli anni ha colonizzato lo stagno, e osservando da vicino potremmo scoprire che tra i rami sommersi del potamogeto si muovono molti piccoli animali. Gli anfibi in primavera lo utilizzano per la riproduzione, in particolare è numerosissima la popolazione di tritoni, ma non mancano rane, rospi e raganelle, larve di libellule, notonette e altri insetti acquatici, mentre gli alberi attorno sono frequentati da innumerevoli uccelli.

Nel periodo estivo sulla Peschiera Veneziana volano le libellule colorate e dalla vegetazione della riva si diffonde il canto delle raganelle. Tutte queste creature qui hanno trovato un equilibrio e vivono indisturbate.

Imparare a conoscere la natura

Infine la Peschiera Veneziana è stata inclusa tra i punti di interesse del percorso naturalistico Enrico Romanazzi, dedicato alla biodiversità e alla sua conservazione perché oggi, anche se a volte in maniera conflittuale, si fa avanti la consapevolezza che la difesa delle specie non può prescindere da quella degli habitat da cui dipendono e che è necessaria un’educazione che ci porti a imparare nuovamente come vivono creature così vicine a noi eppure così sconosciute.

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