SENTIERO ENRICO ROMANAZZI – PARTE SECONDA

DA SBEGHEN A SANTA MARIA DELLA VITTORIA

Riprendiamo il nostro racconto da dove ci eravamo lasciati, ovvero dal cuore di tutto l’itinerario, nel punto in cui acqua, bosco, storia ed esperimenti forestali si raccolgono in poche decine di metri uno dall’altro: Sbeghen. Buon Viaggio!!!

La Pineta

A far da sfondo all’area Sbeghen, c’è una curiosa pineta che non ha niente a che vedere con il paesaggio tipico montelliano, fatto di prati, piccole colture e boschi di latifoglie. Ebbene questa pineta è ciò che rimane di un esperimento forestale (finito male) degli anni settanta, durante il quale si finanziava la piantumazione di conifere da destinare alla produzione industriale di cellulosa, quindi carta. Nella realtà l’esperimento durò poco, perché attacchi fungini e l’alta resinosità dell’essenza, rendevano la materia prima poco adatta allo sfruttamento industriale, e un repentino cambio del mercato mise definitivamente fine a questa sorta di monocoltura.

Il roccolo

Addentrandosi però tra questi filari di alberi altissimi e affusolati, si finisce per incappare in uno dei luoghi che racconta la storia del Montello e dei suoi abitati, che da sempre lavorano sapientemente per mantenere unico questo colle. Ebbene, è in cima alla leggera salita all’interno della pineta, che troverete un piccolo raggruppamento circolare di Carpini: il Roccolo. Ma cos’è? E’ un vecchio strumento utilizzato per catturare uccellini destinati poi al consumo umano, o alla vendita come richiami.

Non vogliamo svelare qui tutti i segreti sul funzionamento di questo chiamiamolo, macchinario se volete; vi invitiamo però a dedicare qualche minuto alla lettura del cartello che troverete vicino al “casello”.

La Peschiera Veneziana

Sulla via del ritorno all’area attrezzata, alla fine del boschetto di pini, sulla vostra destra non avrete potuto fare a meno di notare la presenza di un altro specchio d’acqua recintato: la Peschiera Veneziana.

Una delle più importanti sorgenti del Montello, la peschiera era un tempo un luogo centrale per la vita della comunità locale, che fino agli anni cinquanta (prima della costruzione della rete idrica) veniva utilizzata per l’approvvigionamento dell’acqua domestica e per l’allevamento di bestiame.

Pratica testimoniata anche dalla presenza dei resti di un pozzo artificiale.

Dopo anni di inutilizzo e abbandono, su concessione del proprietario, i volontari della nostra associazione hanno dato via ad un intervento di bonifica dalle piante infestanti, come i rovi, e di rinaturalizzazione del sito attraverso il quale, ci si augura di renderne visitabile almeno una parte.

Per avere maggiori informazioni sulla Peschiera, oltre a leggere il cartello informativo che trovate ai margini della recinzione, vi invitiamo a leggere anche la pagina di approfondimento che le abbiamo dedicato al seguente link: https://ilcolledellemeraviglie.com/la-peschiera-veneziana/

Il querceto Habitat 91L0

Lasciata la peschiera sulla destra, ripercorrendo la strada verso il ristorante, sempre sulla vostra destra troverete una freccetta che vi indicherà di inoltrarvi nel praticello e raggirando il recinto delle oche finirete per trovarvi di fonte ad uno tra i più conservati querceti di tutto il Montello. Talmente ben conservato che da essere stato censito nella cartografia Habitat Rete Natura 2000 come Querceto di Roveri Illirici, codice 91L0.

Nuovamente, vi troverete di fronte ad un ecosistema, il secondo dei tre, considerato importante per la biodiversità che conserva. Non solo per le specie vegetali che costituiscono il bosco quali: roveri, carpini, castagni, ciliegi, faggi, farnie; ma anche per gli arbusti dove troviamo il pungitopo, il biancospino, il nocciolo o l’acero campestre. E non è da meno il sottobosco ricco di piante erbacee e fiori che attirano insetti, rettili, uccelli come il picchio nero, e mammiferi come il capriolo. Insomma lo potremmo definire il bosco delle fiabe, o meglio ancora un’habitat da favola, per la sua ricchezza e complessità.

Anche in questo caso, se volete qualche informazione in più sul querceto del Montello, vi invitiamo a leggere uno dei nostri articoli al seguente link: https://ilcolledellemeraviglie.com/2019/04/11/91l0-querceti-di-roveri-illirici/#more-125

Il Castagneto Habitat 9260

Finito di sognare di principesse, fate ed elfi tra i fusti di queste meravigliose querce, è ora di riprendere a camminare per raggiungere il terzo, e ultimo sulla nostra strada, Habitat riconosciuto sul Montello: il Castagneto, codice 9260. Riattraversate quindi il parchetto e seguite la strada sterrata che costeggia la recinzione della peschiera. Fatto un breve tratto in salita, troverete sulla vostra sinistra un mega parco attrezzato per i cani, gestito dall’associazione Angeli con la coda, che ormai da anni gestisce questo spazio dedicato ai nostri amici a quattro zampe. Proseguendo ora in discesa, vi troverete ad un bivio dove riprenderete il sentiero da cui siete già passati almeno un’ora prima, questa volta però in senso contrario. Svoltato perciò a sinistra di lì a breve riammirete il carpino bianco, e rifatte le solite curve dove vi invitiamo a prestare attenzione alle macchine, ad aspettarvi ci sarà una bella salita (che aiuta la digestione nel caso in cui abbiate approfittato della cucina locale) sotto le fronde delle robinie, volgarmente dette: “Gadìe”.

Raggiunta la salita e ammirato il panorama, scorgerete a fondo valle una maestosa chioma che ricorda la cappella di un fungo gigante o una palla di un fuoco d’artificio che esplode nel cielo. Ora la strada prosegue per 10mt sullo sterrato per poi scendere ripidamente lungo il bordo del prato fino a raggiungere l’ombra di queste immense e fitte chiome di castagno.

In sé il castagno non è un albero esteticamente così bello, e nemmeno il castagneto è un bosco da favola come invece ci immaginiamo il querceto; lo abbiamo visto anche in altro articolo che gli abbiamo dedicato qualche tempo fa, e di cui vi riproponiamo il link: https://ilcolledellemeraviglie.com/2019/05/06/9260-boschi-di-castanea-sativa/

Anche in questo caso però, la Comunità Europea premia questo habitat inserendolo nella lista degli habitat protetti per le sue caratteristiche di naturalità. È tipo di bosco di antico impianto naturalizzato negli anni, parliamo di fine ottocento, periodo in cui attraverso la legge Bertoldini il Montello venne ceduto gratuitamente ai residenti. Essi con molta probabilità diffusero questa specie non tanto per il la qualità del legno, ma più per il suo frutto, cioè la castagna. Ciò che rende questo ambiente così speciale, è la ricchezza del sottobosco nel quale trovano riparo rettili, piccoli mammiferi, tassi, volpi. Anche i vecchi tronchi di castagno, fanno la loro parte e fungono da tana ideale per qualche allocco e civetta. Insomma, anche in questo caso, sia come per il prato che come per il querceto, il castagneto offre riparo e vita a un moltitudine di specie, garantendo al contempo all’uomo aria pulita e un ambiente sano.

Il cippo e il bosco misto

Riposate le stanche membra all’ombra di questi maestosi castagni, il percorso procede lungo la discesa sulla destra del cartello informativa (che come sempre vi invitiamo a leggere mentre vi riposate). In questo caso è bello vedere come un sentiero, divida due ambienti così diversi: a destra un bosco quasi tutto composto da querce e castagni e a sinistra un robinieto.

Alla fine della discesa, il sentiero svanisce in un prato, e dovrete prestare un po’ di attenzione per trovare la strada giusta per proseguire, non è difficile e non vi perderete state tranquilli.

Seguite le fronde dei carpini sulla vostra destra e attraversate il prato sotto la loro ombra, in meno di 50mt attraverserete una leggera boscaglia fatta di giovanissimi carpini per poi continuare seguendo il sentiero battuto a terra. In pochi passi, sarete all’ultima (anche se non per molto) tappa segnalata del sentiero.

Scavalcato un tronco disteso lungo la strada che starete percorrendo, incrocerete un sentiero battuto (sono le Terre Rosse) e proprio all’incontro tra le due strade, troverete al margine un blocco di pietra lavorato a mano, alto non più cinquanta centimetri e con la testa arrotondata.

Ecco a voi il Cippo, uno dei novecento per la precisione. Ma, a cosa serviva? questo, insieme agli altri 899 piantati dai Lombardo-Veneti a inizio ‘800 dividevano il colle in grandi aree rettangolari che individuavano in totale venti “prese” da taglio. Secondo le regole, ogni presa, doveva essere tagliata ogni dodici anni, seguendo un preciso schema di rotazione. Il tutto, per garantire un razionale sfruttamento del bosco. Unico problema, questo sistema di gestione non entrò mai in vigore. Al giorno d’oggi le prese non sono più gli appezzamenti di bosco, ma le strade che collegano da Nord e da Sud la pianura con la strada dorsale del Montello.

Il Belvedere

Ora è tempo di raggiungere nuovamente la piazza di Santa Maria della Vittora. Da questo punto, ci impiegherete poco più di mezz’ora camminando con un andatura normale, e ora è il caso di fare attenzione per imboccare la strada giusta, solo per il primo tratto in realtà. Ripercorrendo a ritroso il sentiero che vi ha condotto al cippo, vi ritroverete di nuovo al prato di prima. Questa volta però, invece di proseguire da dove siete scesi, vi invitiamo a fare un anello intorno al prato e ad imboccare il sentiero in mezzo agli alberi all’angolo opposto. Prendete quindi a camminare verso destra seguendo il bordo del prato, verso la metà, troverete un cumulo di ramaglie ad impedirvi il passaggio, in ogni caso proseguite tagliando con una ampia diagonale il prato andando in direzione della recinzione elettrica e del boschetto che stanno nell’angolo del prato in alto sulla vostra sinistra (ci saranno delle freccette colorate ad aiutarvi non temete).

In avvicinamento al bosco, noterete i segni di un sentiero in salita che si addentra tra gli alberi e quella sarà la vostra via di uscita. Continuate a seguirlo, (lasciate stare una laterale che troverete sulla sinistra, vi porterebbe a tornare indietro) camminate tranquilli, la strada si fa un poco ripida in salita ma voi godetevi l’aria pulita, il canto degli uccelli e se è estate, anche il fresco che vi regaleranno le chiome di queste meravigliose querce e castagni. In qualche minuto raggiungerete, da dietro, la fermata del castagneto che avete visitato in precedenza.

Da qui riprendete la salita lungo il bordo del prato, girate a destra e all’incrocio subito a sinistra, riattraversate la vallata lungo la strada asfaltata e all’incrocio successivo girate a sinistra (se girate a destra tornate in val dell’acqua). Fate attenzione a questo tratto di strada perchè rispetto agli altri è molto trafficato e la visibilità non è delle migliori. Lungo la strada, troverete sulla vostra sinista il cimitero di Santa Maria, e sulla destra un classico robinieto del Montello. Proseguendo a camminare, quando finalmente davanti a voi si riaprirà la vista sul prato, la chiesa e la dolina, vi invitiamo a fermarvi per qualche minuto (prestando attenzione perhè è in curva) subito dopo la cabina di trasformazione dell’Enel.

Da questo punto, che non chiamiamo “Il belvedere” rivolgendo lo sguardo verso Nord, quindi dolina alle spalle, avrete la possibilità di ammirare la cima del Monte Grappa e del Monte Cesen.

Ed eccoci finalmente arrivati alla conclusione di questo magnifico sentiero dedicato ad Enrico Romanazzi. Insieme abbiamo attraversato valli, prati, boschi e ci siamo affacciati a doline, panorami mozzafiato. Abbiamo parlato di ambiente, conservazione, storia e cultura locale. Insomma, insieme abbiamo viaggiato attraverso le meraviglie che rendono unico al mondo il nostro Montello.

Con la speranza di aver suscitato il vostro interesse e aver stimolato la vostra fantasia, ci auguriamo di vedervi presto lungo la via che Enrico ha segnato per noi.

Grazie per l’attenzione. A presto.

P.S.: vi invitiamo a prendere visione di alcune regole di buon comportamento, che vi preghiamo di rispettare ogni qual volta vi recate sul Montello e non solo. L’ambiente è di tutti, amatelo e rispettatelo sempre. https://ilcolledellemeraviglie.com/2019/06/19/montello-istruzioni-per-luso/#more-240

Scarica la guida completa al sentiero:

https://drive.google.com/open?id=1FOC-Io1Acf9Uozqt8jrzpLoznjBePXdt

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