9260 – “BOSCHI DI CASTANEA SATIVA”

Dopo aver conosciuto grotte e querceti, oggi prepariamoci ad entrare nel meraviglioso mondo dei castagneti.

“Boschi acidofili dominati da castagno. L’habitat include i boschi misti con abbondante castagno e i castagneti d’impianto (da frutto e da legno) con sottobosco caratterizzato da una certa naturalità, dei piani bioclimatici mesotemperato (anche submediterraneo) e supratemperato, su substrati da neutri ad acidi, profondi e freschi, talvolta su suoli di matrice carbonatica decarbonatati e su detriti di falda. Sono possibili tipologie molto articolate, da cenosi magro-oligotrofiche assai acide con Betula, Vaccinium, rovere, ecc., a cenosi fertili con frassino maggiore e altre latifoglie, talvolta ricche di geofite.”

(Fonte: Manuale per il monitoraggio di specie e Habitat di interesse comunitario in Italia, ISPRA e Ministero dell’ambiente, 2016)

Sul Montello il castagno è una specie presente sia con esemplari isolati o raccolti in piccoli gruppi, sia con alcuni rari boschi, concentrati per lo più sul versante Sud.

Questa specie è storicamente importante, infatti ha fornito alle famiglie che risiedevano nel bosco un legno pregiato, utile come materiale da costruzione e, soprattutto, un frutto calorico che maturava in autunno e si poteva conservare fino all’inverno, e integrava la dieta dei montelliani nei mesi invernali.

Si tratta dunque di una pianta voluta e coltivata, che poi si è diffusa in autonomia.

I castagneti habitat 9260 del Montello non sono costituiti da soli castagni: in essi sono presenti le querce e i carpini bianchi, i ciliegi e gli ornielli, ma è il castagno a definirli e a dare loro un aspetto particolare. Questi sono alberi alti e imponenti, con tronco spesso diviso in più branche, e grandi foglie che cadendo coprono il suolo con una spessa coltre.

Il sottobosco dei castagneti, come quello dei querceti, è ricco di piante erbacee, tra cui ricordiamo gli epimedi e le felci, le pervinche viola e gli eleganti sigilli di Salomone, mentre molto ridotta è la presenza di rovi.

Nei primi anni del duemila l’habitat 9260 ha subito gli effetti nocivi del cinipede del castagno, un insetto asiatico che ha causato molti danni a questi alberi, prima che l’ambiente reagisse facendone diminuire la presenza.

Vorremmo qui ricordare come in un bosco la presenza di alberi malati (o parti di essi, ad esempio alcuni rami) o morti, spesso considerata segno di degrado perché non coincide con la nostra idea di “bellezza naturale”, o perché temuta come causa di crolli, è una circostanza normale. Il legno morto o malato è infatti una risorsa per l’ambiente boschivo, tanto che la quantità di necromassa è uno dei criteri che ne indicano il valore ambientale. Si stima che ben il 30% della biodiversità dei boschi sia legata al legno in decomposizione: moltissimi sono gli organismi saproxilici (che per tutta o parte della loro vita dipendono da questo materiale, oppure da altri saproxilici). A dispetto dell’espansione dei boschi che si registra in Italia, molti di questi organismi sono oggi in declino.

Tra quelli che si trovano sul Montello (e protetto dalla direttiva habitat) ricordiamo il Cervo Volante, che è un coleottero saproxilico, e come larva vive per alcuni anni nel legno in decomposizione di vecchi ceppi, nutrendosene, per poi sfarfallare e vivere da adulto alcune settimane.

L’attacco di una specie come il cinipede non è certo stata un bene, ma la presenza di piante in non perfetta salute non è da considerare solamente come cosa negativa: il bosco è un organismo capace di automantenersi, perché così ha fatto per i milioni di anni nei quali si è evoluto, e ciò che nel bosco muore viene riutilizzato e ritrasformato in nutrimento per il bosco stesso.

Oggi i castagneti sono ancora molto apprezzati dalla popolazione locale, e anche dai tanti visitatori domenicali che arrivano dalla pianura. Le castagne che ogni autunno questi alberi lasciano cadere ai proprio piedi continuano ad attrarre le persone. Frutti che poi vengono mangiati come da tradizione arrostiti o essiccati, oppure vengono impiegati per la produzione di farine da usare per pasta, pane e dolci.

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