91L0 – “QUERCETI DI ROVERI ILLIRICI”

Dopo aver parlato di Grotte, oggi parleremo dei querceti. Come sempre iniziamo dalla definizione tecnica.

“Boschi misti di latifoglie mesofile, quali querceti mesofili, querco-carpineti, carpineti e cerrete mesofile. Sono caratterizzati da un sottobosco ricco di geofite a fioritura tardo-invernale e altre specie nemorali. Sono boschi planiziali o collinari-montani ma su morfologie pianeggianti o sub-pianeggianti, talvolta anche in zone leggermente depresse con suoli freschi, profondi, meso-eutrofici, ricchi di sostanza organica e humus, prevalentemente nel piano mesotemperato.” 

(Fonte: Manuale per il monitoraggio di specie e Habitat di interesse comunitario in Italia, ISPRA e Ministero dell’ambiente, 2016)

Un tempo la pianura veneta era coperta, dalle Prealpi fino quasi alle lagune, da una grande foresta, un bosco di latifoglie con farnia come specie dominante dove la falda freatica è poco al di sotto del suolo, sostituita da rovere nelle aree collinari, come il Montello.

Oggi la grande foresta non esiste più, la sua erosione è durata secoli e al suo posto si stendono aree coltivate e zone industriali e residenziali, secondo il modello dell’urbanizzazione diffusa tipico del Veneto.

Ne è scomparsa anche la memoria.

Poche, molto piccole e lontane tra loro sono le aree che ospitano ancora il Querco-Carpineto nella nostra regione, e il Montello è tra queste.

Questi boschi sono caratterizzati dalla presenza di querce, che non sono quasi mai l’unica specie arborea presente, ad essa infatti si associano carpini, ciliegi selvatici, frassini della manna, qualche castagno, aceri campestri e arbusti quali biancospino e fusaggine.

Il terreno è ricco di humus e il sottobosco ospita molte specie tra cui spiccano le geofite, cioè le piante che sopravvivono alle stagioni avverse perdendo la parte aerea e mantenendosi vive nel sottosuolo attraverso bulbi o rizomi. Molte di queste piante hanno incantevoli fioriture; chi conosce il nostro bosco sa che a fine inverno compaiono le foglie punteggiate dei denti di cane, i bucaneve, gli anemoni e le piccole scille blu, segnalando con il loro apparire, con la magia con cui rivestono la terra, l’inizio della nuova stagione.

Nel sottobosco del querceto trovano il loro habitat alcuni animali, tra cui le rane rosse: la rana dalmatina e la rana di Lataste. Legate agli ambienti acquatici nel periodo della riproduzione, per gran parte dell’anno vivono nei boschi più umidi e freschi.

Molto simili tra loro, sono in realtà specie ben distinte: la rana dalmatina è più adattabile e maggiormente diffusa, mentre la rana di Lataste è endemica del nord Italia, collegata ai boschi di pianura e collina, quasi scomparsa con la scomparsa di questi.

Non mancano i piccoli mammiferi come scoiattoli e ghiri, che si nutrono di ghiande e gli elusivi toporagni, tra cui il toporagno della Selva di Arvonchi, una specie individuata per la prima volta negli anni ‘90 in un querceto del Friuli e ancora poco studiata, a ricordarci quanto possiamo ancora imparare sulla natura che ci circonda, anche a pochi passi da noi.

I querceti sono ecosistemi complessi, in cui nel corso dei decenni si è creato un equilibrio tra piante mature e nuovi giovani alberi, arbusti e muschi e fiori e microorganismi e insetti. Un equilibrio che permette a questi habitat di difendersi dall’espansione della robinia, da cui sono circondati (i robinieti sono il bosco più diffuso sul Montello).

Quando un querceto viene tagliato si perdono le condizioni che hanno reso possibile la sua resistenza: le zone di luce, invece di favorire lo sviluppo di nuove giovani querce, portano all’ingresso della robinia. Questa non pregiudica il valore del querceto se presente con pochi esemplari, ma il suo ingresso massiccio causa l’alterazione dell’intero habitat.

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